2015-08-23 · Ventunesima Domenica · Anno B
Ventunesima Domenica fra l'anno
Letture: Giosuè 24, 1-2a
Signore, tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto
Letture: Giosuè 24, 1-2a. 15-17.18; Efesini 5, 21-32; Giovanni 6, 60-69.
1 - Al bivio - Le tribù del popolo ebraico sono radunate in assemblea a Sichem per decidere il proprio futuro religioso e politico. Giosuè propone agli anziani, ai capi, ai giudici e a tutto il popolo una scelta di fondo: ‘Scegliete oggi chi volete servire: o gli dei d’Egitto o gli dei degli Amorrei o il Signore nostro Dio’. La risposta è unanime: ‘Anche noi vogliamo servire il Signore, perché Egli è il nostro Dio che ci ha fatti uscire dal paese d’Egitto, liberandoci dalla condizione servile e proteggendoci da tutti i popoli fra i quali siamo passati’. Soltanto Dio può liberare l’uomo dalla condizione servile: essere schiavo del male e della violenza altrui; solo Dio protegge l’uomo da ogni pericolo.
2 – ‘Da chi andremo’? ‑ Analogo episodio accade nella vita di Gesù, al termine del ‘difficile’ discorso eucaristico in cui Egli si è presentato come ‘pane vivo disceso dal cielo’ e come ‘carne da mangiare’. Il commento delle folle esprime disorientamento e scandalo: ‘Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo’? Anche gli apostoli sono sconcertati e meditano di abbandonare il Maestro. Ma Gesù non mitiga affatto il senso ‘letterale’ delle sue parole e lo ribadisce in pieno rivolgendosi agli apostoli: ‘Forse, anche voi volete andarvene’? Risponde per tutti Simon Pietro: ‘Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto che Tu sei il Santo di Dio’! Anche oggi, con tutto quello che succede nel mondo, siamo alle strette: Da chi andremo, se non a Dio?
3 - Spirito e carne - A questo punto, al bivio siamo noi: o credere e seguire fino in fondo Cristo o tirarci indietro nel nostro usuale modo di pensare e di vivere, che ci porta a non prendere mai una posizione netta e chiara. O pretendere di costringere il messaggio evangelico di verità e di vita nelle nostre categorie umane o lasciarci coinvolgere nel ‘duro’ e liberante mistero dell’infinito. Ecco il compito arduo e magnifico della nostra fede: rinunciare alle ragioni della ‘carne’, cioè al proprio egoismo, per abbandonarci all’azione dello Spirito divino, cioè all’amore. Per giungere a questa scelta occorre un prologo indispensabile: ‘È lo Spirito che dà la Vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio’.
4 - Il grande mistero - S. Paolo, scrivendo agli Efesini, parla di un matrimonio fra Dio e l’umanità, realizzato da Cristo sulla croce quando dà la sua vita per la Chiesa: ‘Questo mistero è grande: lo dico di Cristo e della Chiesa’. In questo clima di amore totale si può ben parlare di matrimonio fra Dio e l’uomo; anzi, appare del tutto normale e logico che Dio sia amato solo così! Totalmente. La fede non è più un faticoso esercizio intellettuale e morale per affermare in parte le esigenze di Dio sull’uomo, conservando naturalmente tutta la propria autonomia. La fede invece è, semplicemente, innamorarsi perdutamente di Dio e amarlo con tutto il cuore, la mente, la coscienza, la vita. Questo è il punto: amare fino in fondo o andarcene per la propria strada? Questo è quanto ci chiede il Signore, ma soprattutto ci offre quando vuole essere ‘mangiato’ da noi per assimilarci a Sé. Da qui dobbiamo ricominciare il nostro rapporto di amore…
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